L’incontro

L’incontro è il tema per eccellenza del mio lavoro.

Oserei dire è il tema, il nodo da cui ogni filo diparte, è inizio e fine, è vita e morte (in senso figurato, ma non troppo) di immagini, di emozioni, di esperienze, di relazioni e di nuovi e vecchi intrecci. Moltissimi autori ne hanno parlato e hanno scritto di quanto possa essere generativo e trasformativo incontrare intimamente e profondamente l’altro. Questo altro diventa specchio, complice, confidente, guida, compagno di viaggio, faro e luce nei momenti difficili e sarto e osservatore nei momenti di crescita.

Io ho provato più volte e descrivere la magia di ciò che succede, ma non credo di esserci riuscita mai pienamente perché le mie parole non erano abbastanza.

Recentemente però mi è arrivato lo scritto di un cliente con cui ho lavorato e ho trovato le parole che cercavo, quando le ho lette ho ritrovato quelle emozioni, ho rivissuto l’incontro di sguardi che si sono conosciuti e riconosciuti.

Le lascio anche a voi, con la speranza che possano trasmettervi anche solo in piccola parte che cosa significa immergersi in un percorso di terapia che altro non è, che incontrare l’Altro. Non pensiate però che questo Altro sia solo il terapeuta perchè vi sbagliereste, l’Altro che si incontra è la parte di noi che non conosciamo, che rifiutiamo, che ci spaventa e che non ci permette di vivere a pieno. Il terapeuta è li con voi, conosce ciò che conoscete voi, esplora ciò che voi esplorate e vi accompagna ma il vero incontro riguarda voi…e lì è quasi magico ciò che avviene…è una rinascita, è un inizio, è quasi vita che ricomincia a fluire.

Vi lascio parte del suo testo che eunuchi dialogo tra un io e un tuo che nel conoscersi di trasformando, di uniscono e si ritrovano creando trame, intrecci e pagine su cui poter cominciare a scrivere e a riscrivere.

“Io a te, pur tu non parlandomi, questo te l’ho già mutamente sussurrato, sempre però ti ascolto. Ascolto il tuo freddo che, ora anche divenuto mio, in-noi trasformo in un diverso, vitale, accogliente e condiviso calore.

Ascolto il tuo fremito per così finalmente trovare il mio sorriso, così simile ora anche al radioso tuo ma prima oltre modo diverso, quando finalmente, con te a permettermelo, ti consolo con il dono della quiete.

Calma di una diversa serenità che, però, non di certo è né abbandono né l’abbandonarsi come forse tu credi quando (con me a coprirti il tuo volto ma solo per farti chiudere un attimo, refolo di un palpito di palpebre, i tuoi occhi per così chiaramente veder quello che da aperti non hanno scorto)vai definirmi come a esser un freddo sudario.

E dunque, se così fosse, accorda il tuo strumento e, maggiormente, movimenta con questa musica le note della tua essenza al vibrar di ogni tua singola corda che ora, sì ora, è finalmente fibra.

I miei colori, quelli delle tue dita, sono uno:“Bianco e Nero”. Il Bianco come la pagina che, su di me incidendo, tu scriverai. Il Nero come l’inchiostro che, nel tuo quotidiano disegno, su di te utilizzerai.

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